domenica 26 marzo 2017

L'ANIMALETTO CHE AVEVA PREGIUDIZI (SULL'APERTURA MENTALE)

Le persone vedono solo ciò che sono preparate a vedere” 
R.W. Emerson

C'era una volta un animaletto con una vocina nella testa che gli diceva: "stai dentro la tananon uscire, è pericoloso", e ancora "aspetta tempi migliorinon c'è nulla di buono là fuori", "non è alla tua portatadormici su", "là fuori è brutto e freddo, c'è la neve e non c'è cibo".
Forse qualcosa era stata vera, ma in passato e, sempre forse, le cose erano cambiate, perché l'inverno era finito, la primavera sbocciata e molti animaletti come lui erano in giro a giocare e cercare di che mangiare. Intanto però, l'animaletto rintanato nella sua tana non lo sapeva, continua ad ascoltare la vocina e, zitto zitto, aspettava, aspettava, aspettava...
Aspettò così tanto che, quando uscì nuovamente, era tornato l'inverno cosi credette veramente che per tutto quel tempo era stato freddo. Ritornò la dentro e ci stette per un altro anno...(no, non ci stette per sempre perché, fortunatamente, qualcuno lo fece ragionare finché si decise ad uscire. Ma questa è un'altra storia).

I pregiudizi
Forse servono, si!, servono a velocizzare le scelte (probabilmente, quando eravamo nelle caverne ci servivano anche di più, dovendo schivare animali pericolosi nascosti dietro i cespugli), ma non è detto oggi siano sempre utili, anzi.
Se non devo perdere tempo a pensare ad una cosa, applico un pre-giudizio, così economizzo tempo ed energie. A volte, però, così si semplifica troppo e si sovrappongono le cose.
Se il ragionamento va bene per A non è detto che vada bene per B. Se sento A in bocca a qualcuno, non è detto che quella A corrisponda davvero ad una A ma che, invece, vista da vicino, sia una H.

Se c'è una cosa che mi ha colpito in questi anni, fatti di ricerche di lavoro per tante persone, è la diffusa accettazione di molti pregiudizi. Simili ad una spirale, un cane che si morde la coda: più si accettano e meno ci si attiva; meno ci si attiva e più diventano confermati. 
Più vengono attribuite ad eventi esterne le cause della propria disoccupazione, e meno ci si muove.

Alcuni esempi di pregiudizi che provocano immobilità? Sul mercato del lavoro, sulla cecità in chi offre un impiego, sui canali per candidarsi, sulle raccomandazioni che governano da sole tutto il mondo del lavoro.
Abbiamo recenti esempi di pregiudizi che ostruiscono la proattivazione, dal tema "tirocini" (che per molti sono uno strumento da evitare come la peste), i voucher, il job act, passando dal tema "c'é la crisi" per arrivare al famigerato "non ne sarò mai capace" che governa molte delle nostre scelte, senza sapere realmente se, messi alla prova, riusciremo o meno.
Ma chi deve cercare, non deve accontentarsi di avere solo informazioni dagli urlatori del web o dalla tv. Deve informarsi, è un suo dovere! Se non ci si riesce da soli, si chieda aiuto facendosi supportare da chi è competente (un altro compito arduo sarà trovare chi è competente davvero, ma questo è un altro discorso, e lo affronteremo più avanti).
Si prendano dei libri sull'argomento, si vada nei centri preposti per avere informazioni preliminari, poi si chieda alla rete di conoscenze, e così via.

Per vincere i pregiudizi, dunque, occorre avere Apertura Mentale, definita come: "il potere che permette di cambiare idee e opinioni consolidate in modo flessibile e rigoroso, al fine di prendere decisioni che concretizzano la propria autorealizazione" (Stanchieri 2008). E' una potenzialità, inserita nel gruppo della virtù della Saggezza (assieme alle già citate curiosità, lungimiranza, creatività e all'amore per l'apprendimento, che argomenteremo nel prossimo post).
Avere questa potenzialità, vuol dire ricercare la verità, argomentazioni, di essere in movimento, valutando nuove ipotesi. Mettere al centro i processi, non solo le opinioni o gli stereotipi, in modo da crescere con il dispiegarsi del percorso stesso. Cambiando se necessario. Essere se stessi, certamente, dove però cambiare vuol dire sapere crescere evolvendosi.
A questo punto, aggiungo un elemento importantissimo per il coaching: l'apertura mentale è possible allenarla.
Come? Alcuni esempi.
Intanto, potrebbe essere utile fare un breve elenco di credenze passate, cui siamo andati dietro per un po', e che poi abbiamo capito quanto non fossero reali o, almeno, datate. Riconoscerle, averne memoria, può essere un buon punto di partenza.
Può poi essere molto utile andare a vedere rappresentazioni teatrali, ascoltare musica, recarsi ad eventi culturali, leggere. Poi esaminarli criticamente dal nostro punto di vista. (tenere un diario annotando questo tipo di esperienze può essere davvero utile).
Spesso ciò che ci spinge a guardare fuori, da noi stessi, può arricchirci, allagando i nostri orizzonti: naturalmente senza forzarci e seguendo le nostre inclinazioni.

Per quanto riguarda il nostro modo di sviluppare opportunità lavorative, agendo sulla nostra apertura mentale, basterà trovare un piccolo gruppo di persone conoscenti che lavora (circa 7-10) e chiedere loro:
-"come hai trovato il tuo lavoro?" (se è un libero professionista "come hai deciso di aprire un'attività");
- "come ti sei proposto?" (se è un libero professionista "come ti proponi?, come sanno di te?");
- "Per fare questo lavoro oggi, quali cose hai dovuto imparare/studiare?".
Siete pronti ad essere spiazzati? Oppure, siete pronti a sentire cose che immaginavate già ma che poi, nella realtà, stranamente non mettevate in pratica'

Ora, per completare con qualche piccolo spunto sull'apertura mentale nella ricerca di opportunità direi anche:
-Fai l'avvocato del diavolo della tua ricerca e cerca cosa non è andato finora (concentrati solo su ciò che dipende esclusivamente da te);
-Chiedi a qualche tuo amico che lavora cosa, secondo lui, cosa potresti fare ancora;

Occorre cercare chiarezza e imparare a trovare le risposte, senza farsi bastare i pregiudizi. Vuoi chiarezza su cosa sono realmente i tirocini o perché i voucher forse non erano così un male assoluto?A come si evolve il mercato? Impara! Studia! Chiedi! Non accontentarti delle frasi fatte, superficiali, degli slogan. Oggi l'apertura mentale è una cosa seria. Un lavoro da coltivare, una fatica. È necessaria per poter crescere, migliorare.
Apertura -strada in salita, dove occorre faticare, ma che potrebbe far conoscere strade nuove- o
Pregiudizi -strada in discesa dove però si sa già dove è diretta-?
Chiusura o apertura?....mah....

sabato 18 marzo 2017

CALCINCULO O RUOTA PANORAMICA: LA LUNGIMIRANZA

Il calcinculo gira vorticosamente in senso antiorario, chi c'è sopra non vede molto al di là, tutto attorno è confuso e scappa via veloce. Si prende la mira, spingendosi l'un altro per afferrare un codino che prenderà uno solo; alla fine spesso si viene giù un po' ammaccati e carichi di adrenalina (sarà che quand'ero un ragazzino ci andavo per sfida, essendo però minuto tornavo a casa dolorante e con gli incubi: ricordo un ragazzone di due metri planarmi sulle gambe dopo aver lanciato un suo amico sulla luna, sento ancora i dolori nelle ossa).
La ruota panoramica, invece, gira piano piano, sale in alto, porta a vedere lontano, fa godere del panorma che si vede. Da là si possono apprezzare strade, mare, alberi, case, montagne, persone, insomma, un insieme complesso che costituisce la nostra realtà. Quando si viene giù si è fatto spazio ad un qualcosa che abbiamo visto e che ignoravamo. Abbiamo una visione allargata.

Pensiamo alla nostra ricerca di opportunità: siamo su un calcinculo o su una ruota panoramica?
Mi viene necessariamente da dire che dobbiamo lavorare sulla nostra lungimiranza, la terza potenzialità all'interno della virtù della saggezza. Definita come: "facoltà di elaborare il significato di bene personale, interpersonale e collettivo e viverli di conseguenza" (Stanchieri 2008).
Per essere lungimiranti occorre maturare capacità di dare senso e significato in modo di intravedere la direzione da seguire senza farsi fuorviare. La capacità di andare oltre il proprio singolo bisogno, del momento, se può danneggiare il percorso verso una meta più grande, che può superarci.
La lungimiranza permette di vedere in modo allargato per valutare la complessità di un ambiente, le sue sfumature, le regole implicite ed esplicite.
A cosa serve per chi cerca lavoro?
Se si crede che il mercato del lavoro sia statico, che ci si candidi solo in uno o due modi, che non si debba studiare il campo di azione della propria ricerca, ancora, che non si debba riflettere su chi si è e cosa si vuole -domanda-: sei su una ruota panoramica o su un calcinculo?
(come vedi in questi ultimi post, più che di metodi pratici sto parlando di un modo di  vedere il nostro di approcciare alla ricerca, al nostro modo guardarla e pensarla. Credimi, da quanto ho potuto vedere, allenarsi a pensarla in modo più profondo e organizzato fa scoprire opportunità e nascere nuove vie).
Allora, se vorrai usare la ruota panoramica nella ricerca lavoro potresti:
- scrivere in poche righe cosa vorresti essere e fare tra 5 anni; poi pensare come mettere in pratica certe visioni professionali future; darne forma, stabilirne priorità; costruire alleanze per avere il supporto necessario, in due parole: pensare, agire.
- imparare a monitorare ciò che è in relazione al mondo professionale di tuo interesse (cerca sempre almeno 3 fonti differenti sulla stessa informazione). Allarga la conoscenza su temi nevralgici della tua ricerca.
Esempi? Come assume una determinata azienda; qual è il vero tasso di disoccupazione; cosa cambia se cerco da solo o mi faccio aiutare;
Lungimiranza o miopia?
Panoramica o calcinculo?

lunedì 13 marzo 2017

CERCARE NON È UN GINOCCHIO: LA CURIOSITA'

"Tutto il mondo aspira alla libertà, 
e tuttavia ciascuna creatura è innamorata delle proprie catene. 
Tale è il primo paradosso e il velo inestricabile della nostra natura". 
Sri Aurobindo

La curiosità è quella potenzialità che spinge la persona alla ricerca continua, per la scoperta  di mete che permettano nuove opportunità e conoscenze (Stanchieri 2008)
Anch'essa, come la creatività, rientra nelle potenzialità che vengono indicate appartenenti alla virtù della Saggezza perché, se consideriamo quest'ultima come una forma di intelligenza che tende allo sviluppo del sapere, di nuove connessioni, esplorazioni e lungimiranza, è possibile intendere la curiosità come una  sua parte essenziale essendo quella nota capace di portare ad aprirsi al nuovo, all'altro da sé per scoprirlo.
Il suo contrario? La chiusura, il pregiudizio, il dare per scontato, la fossilizzazione in comportamenti stereotipati. Purtroppo, molti di questi stati li si ritrova spesso in chi cerca lavoro da tempo dove, dopo tentativi andati a vuoto, la persona procede con il pilota automatico senza più essere curiosa di aprirsi a nuove strade. Mettersi ancora e ancora in gioco diventa una fatica, simile a quella di Sisifo, dove ogni volta che si cerca di spingere la propria ricerca un po' più in alto, questa ricade da dove è partita, apparendo sempre più un'attività inutile e dispendiosa, al punto di pensare e poi agire su partendo da questo tipo di premesse: "se hanno bisogno mi chiameranno loro" o peggio: "non c'è niente, tanto vale non cercare più". Naturalmente ciò è comprensibile, perché se si crede di averle provate tutte e ce lo dice la tv, internet, gli amici, la scuola, i famigliari, non è difficile cadere in tentazione che quel messaggio sia vero; ma è davvero così?  Non credo, perché spesso si ragiona su i dati (i soliti dati), quelli comodi, quelli che dicono solo una porzione di come funziona il mercato della ricerca. La verità è che per diventare bravi sviluppatori di opportunità, dovremo scoprire nuove strade, non le solite, non quelle che vedono tutti. Non perché saremo più furbi o illuminati, ma curiosi , pronti a non fermarci alle prime difficoltà. Più saremo curiosi nello scoprirle, più diventeremo efficaci (ah! non ti ho detto ancora cosa c'entra il ginocchio nella ricerca di lavoro...più avanti!).
Allora, dovremo esercitarla questa potenzialità, sopratutto se siamo dei curiosi per natura: dovremo quindi canalizzarla, metterla in rete con altri (specie se saranno curiosi come noi!), i frutti saranno molto interessanti.
Se sei alla ricerca non dovrai fermarti pensando di aver già fatto tutto, non farai una ricerca solitaria (tu-computer-smartphone-tu), non dovrai credere di sapere già tutto.
Allenare la propria curiosità vorrà dire fare tentativi di nuove scoperte guardando le stesse cose, ma con occhi diversi.

Esempi?
- Individua un'azienda e, per un giorno intero, cerca di scoprire tutto di lei (usa il web -Fb, Twitter, Linkedin, sito aziendale-, telefona, leggi cosa dice la carta stampata, chiedi a chi conosci e che abita vicino se conosce qualcuno che ci lavora, e così via. Segna tutto! Se lo farai per 10 giorni, con 10 aziende diverse, sai che scoperte? (Sulle cose da chiedere, le modalità di approccio, guarda i post precedenti se possono tornarti utili).


Ancora.
Se vedi un'inserzione e pensi che:
  • non hai esperienza, domandati se qualcuno che conosci ce l'ha;
  • hai troppa esperienza, domandati se qualcuno che conosci ne ha meno di te e potrebbe essere interessato;
  • abiti troppo lontano ricordi qualcuno in quella zona che ci andrebbe?;
Ancora.
Sempre riguardo la tua ricerca di opportunità:
  • Fai una lista di cose che non conosci (a seconda delle finalità e obiettivi che hai): nel tipo di lavoro che ti interessa; nel settore di lavoro che vorresti lavorare; nel percorso che porta alla tua professione di interesse. Prova poi trovare risposte. 

Queste  domande sono da esempio, per dire: andiamo oltre, cerchiamo soluzioni e, sopratutto, impariamo ad essere curiosi per gli altri. Essere curiosi sarà una spinta che dovrà portarci alla relazione con gli altri, non alla chiusura, non al chiedere solo per se stessi ma per creare spazi, opportunità anche per chi ci sta attorno.  
Ah, se vuoi sapere cosa c'entra il ginocchio con la ricerca di lavoro...scrivimi che te lo dico ;-)

giovedì 9 marzo 2017

CREATIVITA' E SAGGEZZA NELLA RICERCA DI OPPORTUNITA'

Rhys Ifans e Hugh Grant.
"- C'è qualcosa di strano in questo    yogurt.
- Non è yogurt, è maionese.
- Ah bene, allora è buona".
Notting Hill (1999)

La virtù  della saggezza, conosciuta dalla notte dei tempi come dote di colui che sa, che possiede intelligenza, equilibrio, acutezza, si traduce nel coaching umanistico in questa definizione:
"facoltà umana di tendere alla scoperta, alla produzione e all'uso della verità delle cose, per elaborare il senso della vita umana"(Stanchieri 2008) [1]. Al suo interno vengono individuate cinque potenzialità, e sono: creatività, lungimiranza, apertura mentale, amore per il sapere, curiosità.

Prima di addentrarci nell'analisi della potenzialità di oggi (la curiosità) per vedere come utilizzarla nello sviluppo di opportunità lavorative, parliamo un attimo di cosa sono in generale le potenzialità -come le intendiamo qui- in modo di capire, poi, come poterle utilizzare.

Nel già citato libro "Scopri le tue potenzialità", si da questa definizione (p.34-35) : "(...) sono gli ingredienti psicologi, i processi e i meccanismi, che definiscono le virtù, le concretizzano, le realizzano; in ultima analisi le rendono emozioni, azioni, pensieri vissuti concretamente. (...).Possono essere: 
-un tratto o anche più tratti del carattere (...);
-attività complesse (...) frutto di scelte e motivazioni (...);
-processi relazionali positivi (...);
-processi motivazionali comuni (es. un amicizia) (...);
-caratteristiche intrinseche di organizzazioni finalizzate a riprodotti e alla soddisfazione di chi produce e di chi ne usufruisce (...)".

Quindi, risultano essere una serie di tratti della persona, simili a strutture dinamiche, a muscoli, che se alleniamo in modo opportuno possiamo sviluppare sensibilmente. Una volta trovate, la sfida sarà come potenziarle, trasformandole in competenze e talenti.

Parliamo dell creatività.
Diamone una definizione umanista: "la capacità di produrre nuove idee per migliorare la vita" (Stanchieri, 2008).

Se immaginiamo la ricerca di lavoro come un insieme di possibili azioni, non per forza irregimentate ma di natura varia, creativa, mutevole a seconda del tipo di ricerca e attività, allora le sensazioni di avere maggiore chance ed efficacia possono aumentare.
Fantasia? Frasi fatte o luoghi comuni? No. La realtà dice che la maggior parte dei lavori si trovano grazie ai canali meno standardizzati: per intenderci, molto di più con canali informali come passaparola o l'autopromozione, che non tramite ai canonici siti o alle newsletters inviateci ogni settimana (Marino 2013, 2014).
Cosa vuol dire? Anche se apparentemente certi strumenti appaiono veloci, semplici e diretti, non vuol dire che sono quelli giusti ed efficaci per noi. Anzi, se non ci sentiremo appagati anche nel processo di ricerca, mentre cerchiamo, sarà più facile farlo male e abbandonare le nostre attività.

Con queste premesse è facile capire come la creatività possa venirci incontro. Se pensiamo di essere creativi, o di sentirci particolarmente stimolati da tutto ciò che è produrre idee, è bene sapere che il pensiero creativo/divergente consta di almeno cinque fasi essenziali (Guilford, 1986).

1) Fluidità: capacità di produrre associazioni, per aumentare la possibilità di trovare soluzioni 
efficaci.

2) Originalità: capacità di trovare relazioni imprevedibili e innovative.

3) Flessibilità: passare rapidamente da uno scenario immaginativo ad un altro.

4) Elaborazione. Capacità di sviluppare l'ideazione, facendo convivere capacità di sintesi e di analisi.

5) Valutazione. Capacità di scegliere le soluzioni intermedie per arrivare alla migliore soluzione.

Pensare non è per forza seguire un'esclusiva sequenza logica anzi, per risolvere un problema, che so, un esempio a caso, "cercare un'opportunità lavorativa" può essere un lavorìo volto a produrre nuove soluzioni per riuscire. Quindi, per diventare bravi in questa risoluzione e o superamento dellasituazione, potremo esercitarci a vedere da più angoli la situazione. 
Pensare creativamente può voler dire avviarsi a ragionamenti alternativi a quelli ordinari, trovando nuove strade. Un ragionare oltre le convenzioni, coltivando la propria capacità immaginativa, superando quei comportamenti ripetitivi che nella ricerca di lavoro adottiamo spesso e che non portano a risultati: simili al tentativo di buttare giù un muro (dopo un po' ci stanchiamo e lasciamo perdere), anziché ingegnarci su come aggirarlo o scavalcarlo.

Fatte queste dovute premesse, faccio alcune precisazioni.
Le potenzialità che tratteremo sono ventinove. La creatività è la prima che stiamo trattando, non è detto che tu, caro amico lettore, possa sentirla tua: poco male! Ce ne sono altre ventotto, vedremo se ce ne saranno altre che ti potranno spingere all'azione, con piacere e sentimento.

Come usare la creatività nella ricerca?
Ecco un immagine utile, pensa la tua ricerca sotto queste coordinate.
Tu sei un ricercatore di lavoro, sarai sempre alla ricerca, non ci saranno momenti certi in cui non potranno esserci opportunità, quindi occorrerà essere pronti. Pensa le attività piacevoli che fai già (andare in palestra, al bar con gli amici ecc.) come potenziali momenti in cui potresti trovare qualcosa. Tutto ciò che sentirai sulle opportunità di lavoro dovrai verificarle, non lasciandoti condizionare dai "sentito dire". Parti dal tuo quotidiano, dalle tue giornate, da ciò che ami fare. Studia bene il tuo territorio di caccia. Immagina l'azienda come un' insieme di persone, domandandoti chi potresti conoscere, quali canali utilizza quando vuole assumere (sei sicuro di sapere tutto su di loro?).
Naturalmente dovrai sempre utilizzare i canali tradizionali, spingendoti però anche a trovare nuove soluzioni.

Prova ad esercitarti sulla tua creatività, declinata alla ricerca di lavoro, pensando questi spunti:
- pensa ciò che vorresti fare e, almeno, 7 posti dove potresti andare a svolgere tale opportunità (compreso metterti in proprio);
- pensa cosa ti piace fare di quel lavoro (dividilo per mansioni, non fermarti solo al profilo professionale);
-per i prossimi 7 giorni, pensa un nuovo modo di proporti (se non ti viene in mente nulla, continua a seguire questo blog che magari troverai spunti...);
- chiedi ad almeno 7 persone che conosci come sono riuscite a trovare il lavoro che stanno svolgendo.

Perché la saggezza -per come la intendiamo qui- è necessaria per la nostra ricerca? Perché ricade sulla nostra curiosità attenta, tesa alla produzione di idee che possano darci uno sguardo lungo, consapevole, proattivo, sulle nostre scelte, volte non solo a trovare un lavoro, ma a elaborare il senso stesso che noi diamo al lavoro: al nostro modo di viverlo, in rapporto con la nostra vita e di chi ci circonda.
L'obiettivo della nostra creatività, qui applicata, sarà dunque quella di trovare nuove soluzioni, anche piacevoli per quanto possibile, strade da percorrere non ancora battute. Non per questo non saranno a volte faticose, però, se troveremo delle chiavi interpretative stimolanti, allora...



[1] Luca Stanchieri, Scopri le tue potenzialità, Franco Angeli, Milano, 2008, P.29
[2] D. Marino, Il tuo lavoro! Metodi per trovarlo, Edizione Primula, Voghera, 2013. D. Marino, Istruzioni per non trovare lavoro, Edizioni FerrariSinibaldi, Milano, 2014
[3] J.P. Guilford..,
 Creative Talent, New York Barly, 1986

sabato 4 marzo 2017

VIRTÙ E POTENZIALITÀ DI CHI CERCA (STORIA DI GIUSEPPE)

Dopo la serie di spunti pratici che ho postato in questi giorni, ecco il retroterra teorico di riferimento (ma non c'è da preoccuparsi, non sarà solo teoria, anzi, sarò molto pratico; e poi, come diceva qualcuno:"non c'è niente di più pratico di una buona teoria"), cornice alle attività pratiche che ho proposto fin qui e, soprattutto, che proporrò da qui in avanti: approfondendo via via l'ossatura del nostro muoverci alla ricerca di lavoro o alla creazione di opportunità lavorative.

Nella vita di tutti i giorni possiamo imbatterci in difficoltà personali e professionali, questo è ovvio, meno scontato è l'avere consapevolezza e il sapere agire sugli aspetti positivi che ci accompagnano, i nostri punti di forza, quelli utili ad affrontare le sfide quotidiane che ci si presentano. Sto parlando delle virtù e delle potenzialità che sono in noi e che, a seconda delle inclinazioni individuali, ognuno poi le esercita a modo suo, traducendole in azioni.
Avete mai sentito parlare delle High Six? Sono le virtù che alcuni ricercatori hanno trovato trasversalmente in quasi tutte le tradizioni, su un arco di tremila anni, e sono: saggezza, coraggio, amore, giustizia, temperanza, spiritualità (Seligman, M.E.P. 2002, La costruzione della felicità, Sperling paperback). Per quanto possano apparire inizialmente impalpabili, in realtà a loro volta possono tradursi potenzialità, incanarsi in poteri, svilupparsi in talenti. Sono in noi come patrimonio che può esprimersi in valori e azioni.

Il coaching umanistico ha poi trovato un nome ed una sistematizzazione alle potenzialità che scaturiscono dalle virtù, trovandone addirittura ventinove (Stanchieri, Scopri le tue potenzialità, 2008)! Ora, in questo blog cercherò di affrontarle per scovare dove si trovano quando cerchiamo o creiamo nuove opportunità lavorative.
C' è una tesi, ed è la seguente: per cercare (e per superare molti ostacoli quotidiani) occorre riconoscere i propri aspetti di forza, allenarli, quindi trasformarli da potenziali ad attuali.
Se in noi sono presenti delle virtù, e queste possono tradursi in potenzialità che potremmo riconoscere e poi allenare in vista degli obiettivi, allora sarà utile sapere che, al di là degli strumenti e delle tecniche specifiche, dobbiamo prima trovare i nostri punti di forza per metterli in pratica, altrimenti sarà come avere una Ferrari, ma con poca benzina e senza conoscerne tutte le possibilità, in più -e come deterrente-, con la convinzione paradossale di avere fatto da poco il pieno e di essere consapevoli del proprio mezzo: credendo di conoscere a menadito le funzioni della propria auto.
Se manca consapevolezza dei propri mezzi, possono subentrare pregiudizi come sostitutivi (su di sé o su gli altri): per esempio, nella ricerca di lavoro,  si potrebbero tradurre in pensieri del tipo: "tanto ho già fatto tutto e non c'è niente per me".

Um esempio di potenzialità in atto?
La storia di Giuseppe.
"C'era una volta Giuseppe di Cantalupo Ligure, che è un paese sui monti in Piemonte anche se si chiama Ligure. Il signor Giuseppe andava su per i monti con il suo apetto e appena vedeva una bella collina o un bel dirupo tutto arido si fermava e, senza scendere dall'apetto, prendeva la cerbottana e ne ste valli ci sputava i semi di ginestra, poi tornava a casa dalla su sorella. Ripassava dopo un po' e se non era piovuto ci sparava l'acqua co' una bottiglia grande, quelle da du litri di plastica, sempre senza scendere dal suo apetto. E così, primavera dopo primavera, tutte le valli, le colline e i dirupi di Cantalupo Ligure si son riempite di ginestre gialle e profumate, fiori gialli ovunque, un gregge di ginestre, e Giuseppe ha creato un bellissimo giardino senza mai scendere dal suo apetto, no, non era pigro, era paralizzato alle gambe, Giuseppe.
Fiori gialli ovunque". (Elena Guerrini, in "Orti insorti", Stampa Alternativa Nuovi Equilibri, Viterbo 2009, p.27.)

Ecco, Giuseppe, mi pare un buon esempio di Lungimiranza, Perseveranza, Amore, Creatività, Capacità di apprezzare la bellezza, Speranza.
Potenzialità straordinarie che nelle grandi difficoltà, apparentemente insormontabili, possono sorprenderci, trasformando quelli che sono vincoli in risorse. Ognuna di queste potenzialità sarà importante analizzarla, vederne le possibili traduzioni nell'ambito del mondo della ricerca di lavoro.
Ecco. La mia proposta sarà, quindi, (vengo al dunque) quella di analizzare una per una le potenzialità e vedere come usarle.
Prima di chiudere, qualche domanda che mi sono posto ultimamente:
-quanta audacia ci vuole per prendere in mano il telefono e chiamare un'azienda?
-quanta lungimiranza e capacità di apprezzare la bellezza occorrono per progettare una ricerca o sviluppre un'attività?
-quanta leadership, gentilezza e intelligenza sociale serve per creare una rete di persone, che possa far passaparola della mia ricerca?
- quanta umiltà per portare avanti le attività?
-quanta speranza, humor, prudenza, autoregolazione, vitalità ci vogliono per non soccombere davanti a paradigmi culturali che pongono il mondo del lavoro come un luogo già prestabilito?

Proveremo a pensare, per ogni potenzialita, ad una loro declinazione e possibile piano di azione nelle nostre attività, senza dimenticare la dimensione della vocazioni professionali, altro elemento spesso trascurato nel mondo della scuola e del lavoro.
A presto :-)





venerdì 3 marzo 2017

SE TELEFONANDO (ALLE AZIENDE)

Vedo un'inserzione su un sito di offerte di lavoro.
Ho i requisiti richiesti.
Rispondo.
Attendo.
Fai anche tu così, vero? ma fai solo questo?...ahi ahi ahi... Devi sapere che spesso non basta -come avrai già sperimentato più e più volte- e sai perché? Quando cerchiamo lavoro dovremmo fare diverse cose, non solo rispondere e poi attendere, perché corriamo il rischio di mandare le nostre candidature in modo non mirato; invece, fare le telefonate alle aziende per richiedere informazioni, porta a maggiore efficacia nella nostra ricerca.
So che è un argomento spinoso, perché se, per esempio, telefono in un'agenzia per il lavoro, spesso trovo persone che hanno poco tempo da dedicarmi e che invitano a rispondere sul sito e basta. Delle volte, addirittura, chiamando in azienda trovo gente che risponde male e con sufficienza (del tipo "non compro niente!" e poi riattacca).
Allora, prova a fare quanto dico di seguito e vedi se, nei grandi numeri, scoprirai cose interessanti e utili.

Ad esempio, se trovi un'inserzione di un'agenzia per il lavoro, cerca in quale zona si trova (con google o pagine gialle), poi segna il numero di telefono e chiama per chiedere, nell'ordine:
1) "è ancora aperta la ricerca?"; 2) "all'attenzione di chi devo inviare la mia candidatura?"
3) "con chi ho parlato?" (alla fine della telefonata).
Se appunterai numero e risposte, via via, scoprirai in breve chi si occupa delle ricerche che ti interessano, come devi proporti (spesso, vedrai, non è la sola risposta automatica ad un'inserzione che alza la possibilità di farsi chiamare) e quali sono le tempistiche.
In breve, chiamando, avrai un tuo database di persone che hanno per le mani ricerche di potenziale interesse per te e saprai subito a chi inviare il cv (e loro, magari, sapranno chi sei).
Ovviamente, questa cosa andrà dosata con moderazione e buon senso, altrimenti potresti essere visto come uno stalker...

Tutto qua? Assolutamente no! Per diventare efficace allora potrai anche...beh, dai, nel prossimo post... ;-)

giovedì 2 marzo 2017

SE CERCASSI LAVORO USANDO IL WEB (SECONDA PUNTATA)

Si diceva "iscriversi sui siti", si, ma basta? Ovviamente, lo avremo sperimentato un po' tutti, se mi limito ad inviare il cv e aspettare che rispondano, molto spesso l'attesa è lunga e, percentualmente, vana (non perché non ti chiamerà nessuno ma perché non sempre il solo rispondere ad un annuncio è del tutto efficace): generalmente, una porzione dei nostri invii porta a qualcosa. Allora bisogna chiedersi: "come possiamo aumentare l'attenzione su noi stessi, o meglio, avere metodo quando rispondiamo ad un'inserzione?"
La risposta, sta a mio avviso, nella sequenza che dovremmo adottare dal momento in cui decidiamo di rispondere ad una ricerca di personale.
Ecco cosa potremmo fare:
- Dopo aver inviato il cv, occorrerebbe cercare chi realmente è interessato. Se è un azienda diretta l'inserzionista, dovremo cercare il sito di riferimento per guardare se hanno una pagina per capire
a) dove ci si può candidare (i famosi "lavora con noi");
b) cercare il numero di telefono per fare la telefonata diretta e fare le domande giuste (nel prossimo post parleremo della telefonata in azienda);
c) dovremo andare su FB/Linkedin e vedere quali amici abitano nelle vicinanze di quell'azienda, così da scoprire: come assumono là; se conoscono qualcuno che già ci lavora o conosce dei dipendenti (o ex dipendenti).

Il fine è scoprire tutti i canali possibili e, per ognuno, capire come proporsi.

Di cose sull'argomento ne abbiamo tante da affrontare: è un duro, paziente e strategico lavoro cercare, ma se fatto con metodo spesso paga!
A presto! :-)